martedì 22 febbraio 2011

Il dramma di chi scrive sui muri

Ammettiamolo: chi, almeno una volta, non ha pensato alle scritte sui muri con un pizzico di curiosità?

Raramente, infatti, si trovano frasi di senso compiuto, siano esse prese di posizione politiche, dichiarazioni d'amore, manifestazioni di inquietudine, pensieri metafisici...

Il più delle volte ci si imbatte in sigle, acronimi, strani arabeschi, contorti ghirigori.


E allora uno si chiede: ma cosa significheranno queste quattro lettere? Cosa vorrà dire, questo segno misterioso?

Qual pensiero ha mosso la mano dello scrittore? Che concetto ha voluto far uscire dalla bomboletta?

A chi rivolge il suo messaggio? Alla società tutta o a un ristretto gruppo di iniziati che hanno la fortuna di parlare un codice arcano di cui a noi, comuni mortali, sfuggono gli elementi essenziali?

Purtroppo, però, la realtà ci riporta con i piedi per terra.

Sarebbe bello, infatti, pensare che tra noi ci sia una nuova generazione padrona di un linguaggio innovatore ed espressivo.

Le cose stanno diversamente.

Guardiamo il risultato dello sforzo di uno scrittore sui muri che ha voluto cimentarsi in un messaggio di tolleranza e amicizia.

Oppure vediamo cosa produce un suo simile che intende proporre il suo punto di vista sulle istituzioni che governano il paese.

O, ancora, uno che più audacemente si cimenta nell'uso della lingua straniera per eccellenza, l'inglese.

Dobbiamo prenderne atto, tristemente. Questi esseri non hanno un codice evoluto ma, al contrario, trasferiscono sulle mura i suoni gutturali di cui sono capaci. Ogni volta che provano a usare un linguaggio evoluto, falliscono miseramente.

Un po' come un bambino di pochi mesi che però, al contrario di questi mentecatti, è destinato ad evolvere.

P.S. queste foto sono state scattate a Roma e a Torino: le due capitali continuano a essere unite da un filo indissolubile.

12 commenti:

  1. Distinguiamo: ci sono mentecatti che scrivono sui muri perché vogliono dire qualcosa. Senza chiedersi se vale la pena stare a sentirli (leggerli). Poi ci sono i mentecatti che vogliono solo far sapere che esistono, un po' come i cani marchiano il territorio pisciando: sono quelli che scrivono le loro firme, che chiamano tag. Senza chiedersi se vale la pena sapere che esistono...

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  2. P.S. queste foto sono state scattate a Roma e a Torino: le due capitali continuano a essere unite da un filo indissolubile.
    E Napoli dove la mettiamo?

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  3. Dove dobbiamo metterla? Ci accomuna il degrado, triste fratellanza :-|

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  4. Caro Drakkar, caro Napo, vi confido una cosa che non oso dire ad alta voce: quando sulle mura vedo un messaggio di senso compiuto, quasi mi sento sollevato.

    Almeno chi scrive vuol dire qualcosa, ce l'ha su con il G8, con la polizia, con la Juve o il Toro... sono degli arroganti, ma chi aspetta la parete appena rifatta per andare a scrivere un aborto di pensiero, beh oltre che vandalo è pure un imbecille globale.

    A Napoli, dove pure sono stato spesso, recentemente, ho cercato di non fotografare scritte... :(

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  5. Colti sul fatto, forse, bisognerebbe 'punirli' obbligandoli a scrivere un blog... In effetti, credo che i graffiti siano una forma d'arte: ma nascono nelle fabbriche abbandonate, non nel centro barocco di Torino. Insomma, le scritte sui muri disturbano anche me e credo che le sanzioni dovrebbero essere severe. Documentare il fenomeno è già molto importante...

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  6. Caro Hassan la maggior parte dei graffiti italici sta alla graffiti art come i miei articoli stanno a quelli di Montanelli o Biagi :-)

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  7. In effetti penso che ci sia un clima di grande tolleranza nei confronti delle scritte sui muri. Da parte delle amministrazioni comunali senz'altro, ma anche dei residenti e dei commercianti. A Torino vivo in un isolato, in centro, che è completamente devastato dalle scritte (Vedeste com'è conciata la casa dei D'Azeglio, alla faccia della ricorrenza dei 150 anni...). I negozi che vi sono tollerano tutto. Eppure basterebbe ripulire una volta e poi trattare la superficie con un prodotto che impedisce la riscrittura. Ne parlano qui gli amici di riprendiamoci Roma

    http://riprendiamociroma.blogspot.com/2010/02/vetro-liquido-antigraffiti.html

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  8. @ Daniele: sapevo dell'esistenza di questo tipo di vernici, ma non molto. Mi verrebbe da dire che importarle non basta. Bisognerebbe produrle qui. Avevamo una tradizione nella chimica, prima che qualcuno decidesse di svenderla alla speculazione dei partiti. Oggi Torino ha un disperato bisogno di produzioni innovative: questo sarebbe un utile e bellissimo caso. Ma ho l'impressione che al momento la smania di costruire nuovi obbrobri prevalga sulla necessità di preservare e migliorare le bellezze esistenti.

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  9. Hai proprio ragione, Hassan. Sarebbe bello se volessimo fare innovazione in un settore come questo: salvaguardare la nostra città. Ma putroppo, come scrivi qui e sul tuo blog, si dà maggior importanza alla costruzione di nuovi obbrobri...

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  10. Forse ispirato dal vostro post ho pubblicato questa galleria di "scritte sui muri" di S. Salvario, dateci un' occhiata! ;)

    Sun Salvario: Scritte

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  11. La solita superficialità ...
    L'uomo ha sritto sui muri a partire dai graffiti rupestri, poi discutiamo pure sulla qualità, ma allora ogni attività umana è criticabile.
    Provate a vedere l'opera di Banksy, vi consiglio anche il libro "Wall and Piece".

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  12. Daniele, qui ci si lamenta del fatto che viene imbrattata roba altrui. "Tutto qui."

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