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sabato 6 marzo 2010

Non scrivete allo sceriffo

"Il problema più grave che emerge è quello di qualche ragazzino che fa casino di notte e allora si manda la petizione al sindaco, ma è davvero roba da nulla".

Parole di Sergio Chiamparino, a proposito del quartiere Spina 3, raccolte in Sceriffi democratici. La metamorfosi della sinistra, di Jacopo Tondelli, pubblicato nel 2009.

Il libro, oltre al sindaco di  Torino, interpella quelli di Padova, Genova, Firenze nonché l'ex presidente della provincia di Milano. Il tema di fondo è la questione sicurezza.
Gli intervistati dicono cose interessanti, ma si occupano di un solo aspetto della sicurezza, quello connesso all'immigrazione (o agli zingari, nel caso di Penati).

Alla criminalità organizzata non fanno cenno (eppure, come racconta tra i tanti il magistrato Gratteri in questo libro, sulle mafie al nord ce n'è da dire).

Non parlano nemmeno dell'inquinamento, che pure in Italia causa una ventina di morti al giorno.

Insomma, si fatica a trovare quell'approccio incentrato sulla lotta alle ingiustizie che dovrebbe contraddistinguere delle persone di sinistra.

Chiamparino confonde ancora di più le acque dichiarando che con la Lega Nord non ci sarebbero problemi - "sarebbero quasi alleati naturali" - se esistesse una "Lega senza Borghezio, cioè senza pulsioni xenofobe e populiste" (che è un po' come dire "mi piacerebbe tanto il mare, se fosse senz'acqua").

Comunque il sindaco di Torino rivendica con orgoglio - giusto, a mio parere - l'aver creduto molto nell'urbanistica come via per rendere la città più sicura e vivibile.

Però, indicando al giornalista il quartiere fuori dalla finestra del suo ufficio, dichiara: "Fino agli anni Novanta c'erano degrado e prostituzione dilaganti. Oggi è il luogo della movida".

Insomma, se c'è la movida, va tutto bene. Chi in mezzo alla movida ci vive probabilmente ha un parere diverso e, almeno in questo, forse si sente meglio rappresentato da uno scrittore, Giuseppe Culicchia, secondo cui la sniffata è la benzina della movida.

Degrado, criminalità, spaccio e uso di stupefacenti, disturbo della quiete pubblica, imbrattamento dei muri... sono un tutt'uno, vale a dire atteggiamenti sprezzanti delle regole di base del vivere comune.

Certo, nessuno è così stupido da equiparare uno scippo alla musica alta alle tre del mattino, ma l'amministrazione deve combattere entrambi.

Non c'è da farsi troppe illusioni, se lo stesso sindaco liquida le petizioni di chi non può dormire la notte come 'roba da nulla'. Ma non disperiamo.

mercoledì 24 febbraio 2010

La fisica della finestra

Broken Windows è il titolo di un articolo comparso sul numero di marzo 1982 di "Atlantic".

I due autori, James Q. Wilson e George Kelling affrontano il problema della sicurezza, basandosi su ricerche condotte in grandi città americane.

"A livello di comunità - scrivono i due criminologi - disordine e crimini sono collegati in modo inestricabile, in una sorta di sviluppo sequenziale [...] se in un palazzo vi è una finestra rotta che non viene riparata, presto anche tutte le altre finestre saranno rotte".

"E questo - sostengono - vale tanto in un quartiere elegante quanto in uno povero [....]. Lasciare una finestra rotta consiste nel mandare il segnale che a nessuno gliene importa e dunque se ne possono rompere altre a 'costo zero".

L'articolo smonta l'argomentazione di chi crede che la movida sia l'alternativa a degrado e delinquenza. Al contrario.

Quel modo di pensare la movida come l'apertura di un numero enorme di locali senza tener conto di ciò che un quartiere può sopportare, la possibilità di far casino e consumare alcool in qualunque momento della notte, manda un messaggio molto chiaro: non esiste e non deve esistere alcun limite.

Non a caso, la 'bella vita notturna' porta con sé comportamenti illeciti, come dimostrano i frequenti problemi di ordine pubblico ai Murazzi e il consumo di droga in cui Torino primeggia.
 
Ma Wilson e Kelling, in Finestre rotte, dicono anche altro. Dicono che i cittadini devono sentirsi responsabili dell'ambiente in cui vivono. Certo non potranno mai sostituirsi alle autorità, non ne hanno il potere e non devono averlo.

Ma devono reagire, perché se non lo fanno stanno dicendo che accetteranno ogni cosa.

Se la si tollera l'affissione abusiva aumenterà.

Se si lasciano le scritte sui muri, i palazzi ne verranno presto sommersi. Se si tollera un locale rumoroso aperto sino alle 6 del mattina, ne arriverà un altro.

Come reagire? Le petizioni vanno bene, anche se - lo vedremo in un prossimo post - il sindaco Chiamparino non è che le consideri granché.  Ma bisogna fare altro: mettersi in rete, prima di tutto.

Vivendo in centro stiamo diventando un po' tutti esperti di 'fisica della finestra'. Parliamo di 'taglio di decibel' con la competenza di un ingegnere del suono. Non abbiamo alternativa: la notte abbiamo bisogno di dormire, non è un lusso.

Ma oltre alla finestra della nostra camera da letto dobbiamo occuparci anche di quelle 'lasciate rotte' per la strada.

domenica 17 gennaio 2010

Amare Torino

Torino è una città meravigliosa, vitale, bella, ricca di storia e cultura.

Ma Torino ha anche tanti e gravi problemi. Uno dei più evidenti è il degrado che stanno subendo i luoghi più belli della città.

Per favorire il profitto di vari locali notturni il Quadrilatero romano, piazza Vittorio, piazza Maria Teresa, piazza Bodoni, sono diventati luoghi dove dormire è difficile, svegliarsi in mezzo alla sporcizia è sicuro. A macchia d’olio, questa situazione si sta estendendo ad altre vie, altre piazze.

Certo, si può obiettare che Torino abbia problemi peggiori. Vero.

Il punto è che per affrontarli occorre avere energia sufficiente, cosa impossibile, se la notte non si riesce a dormire almeno un 5-6 ore.

Noi che amiamo Torino dobbiamo reagire, chiedendo il rispetto di regole fondamentali, politiche che promuovano l’ambiente e il bene comune.

Cominciano a contarci e a ritrovarci, a sostenerci a vicenda, a raccontarci le nostre esperienze, a scambiarci idee, a trovare il modo di fare pressione su chi di dovere. L’unica sconfitta certa è quella di chi si rassegna.